Diamanti artificiali al 15% del mercato nel 2020

09/04/2019

Entro il 2020 il business dei diamanti creati in laboratorio avrà un’incidenza del 15% sul totale del gem-quality diamond market, in netta crescita rispetto alla fetta di poco meno dell’1% che gli faceva capo nel 2016. A renderlo noto è una nota Morgan Stanley, secondo cui a guidare questa impennata saranno i Millennials, in larga parte tentati dalla spiccata accessibilità di queste pietre sintetiche e dalla maggiore eticità della loro provenienza.

Attualmente, si legge su The Fashion Law, il mercato dei diamanti tocca i 14 miliardi di dollari (circa 12,4 miliardi di euro). “I diamanti creati in laboratorio – spiega sempre la testata specializzata – sono quasi o interamente privi di impurità e, quindi, vantano un livello di chiarezza che rasenta l’impeccabile”. La loro brillantezza è tanto elevata da renderli indistinguibili, a occhio nudo, da quelli veri, per un costo che è circa il 20-30% inferiore a quello dei diamanti naturali.

Fino ad oggi player della gioielleria come De Beers, “che fino alla fine degli anni 90 – spiega The Fashion Law – hanno controllato la maggior parte dell’offerta mondiale di diamanti”, hanno mostrato una certa riluttanza rispetto alla creazione di gemme in laboratorio. Tuttavia, non hanno potuto impedire a quest’industria di crescere in maniera significativa. Tanto che anche De Beers ha iniziato a vendere i diamanti prodotti da Element Six (dal numero atomico attribuito al carbonio nella tavola periodica), uno dei suoi laboratori nel Regno Unito.

Diamanti artificiali al 15% del mercato nel 2020